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Strappo Simoncelli: 0,88 km nel bosco con rampe al 24%

Poco dopo l’undicesimo chilometro della Granfondo Tre Valli arriva una di quelle difficoltà “corte ma cattive” della giornata: lo Strappo Simoncelli. È meno di un chilometro, ma con pendenze vere e un fondo sterrato in sottobosco che obbliga a guidare bene, non solo a spingere.



La seconda difficoltà di giornata è rappresentata dal cosi’ detto Strappo Simoncelli, il cui nome deriva dalla relativa Via Simoncelli su cui si trova la sommità. Siamo poco dopo l’undicesimo chilometro. In realtà più che una vera e propria salita lo Strappo Simoncelli rappresenta un tratto di lunghezza modesta (0,88 km, quindi meno di 1 chilometro) ma degno di nota: sviluppa circa 79 metri di dislivello, con una pendenza media intorno al 9% (8,98%) e un picco che arriva a sfiorare il 24% (23,8%).


Il punto chiave è proprio l’attacco. Dal profilo altimetrico si capisce bene che la prima metà è quella che “morde” di più: si entra nel bosco e, per qualche centinaio di metri, si sta spesso sopra il 12% con un breve tratto ancora più impegnativo. Il fondo è sterrato con fondo compatto tutto in sottobosco: in condizioni asciutte offre grip, ma resta un tratto in cui la trazione non deve essere data per scontata.


A questo strappo si arriva dopo una lunga discesa e per questo, sebbene la modesta lunghezza, sarà opportuno affrontarlo essendo ben consapevoli delle proprie condizioni. Il rischio classico è “entrare allegri” perché si viene da un tratto veloce e poi pagare tutto in 30 secondi: qui conviene arrivare lucidi e già con il rapporto giusto. Chi vorrà guadagnare qualche posizione qui potrà farlo, perché è un punto in cui si crea selezione naturale; ma se si prende troppo forte si potrebbe anche rimanere “piantati” sul più bello, soprattutto se si va fuori soglia.


In termini di quota, si parte grosso modo attorno ai 585–590 m e si scollina intorno ai 665–670 m: non è un GPM lungo, però è un passaggio che, messo nel contesto gara e dopo il primo blocco del Monte Ferrara, può far saltare il banco a chi ha già speso troppo o ha sottovalutato l’effetto “stop and go” (discesa lunga + muro secco).


Al termine si riprende la discesa in direzione Cava della Belloca. Qui lo scenario cambia e si entra nel territorio del Monte Belloca, uno dei rilievi più importanti della dorsale che divide la Val d’Illasi dalla Val d’Alpone. Il Monte Belloca è in pratica un vulcano che fu attivo nell’era terziaria (fra 54 e 6,5 milioni di anni fa), di cui è rimasto il cono franato ricco di affioramenti basaltici: un dettaglio che, oltre alla bellezza “ruvida” del posto, spiega anche perché in zona si incontrino tratti di terreno e pietra molto caratteristici.



 
 
 

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