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La prima salita del percorso

La prima salita della Granfondo Tre Valli inizia da un luogo che, a Tregnago, è molto più di un punto logistico.



La partenza si sviluppa nell’area dell’ex Italcementi, i “Forni”, uno dei luoghi simbolo di Tregnago. Qui, il 5 febbraio 1922, venne posata la prima pietra del cementificio: in pochi anni l’impianto arrivò a contare dieci forni verticali per la calce idraulica e tre forni rotanti per il cemento Portland. È una pagina di storia locale che si legge ancora nel paesaggio: per decenni questo sito ha significato lavoro e trasformazione del territorio, prima del declino iniziato negli anni Sessanta e della chiusura nel 1973. Oggi quei volumi e quelle strutture sono un riferimento visivo immediato, e danno alla Tre Valli un avvio con un’identità molto precisa.


Usciti dalla zona Italcementi, il percorso si innesta sulla SP10 e scorre verso nord con carreggiata ampia. Appena oltre l’abitato, la svolta netta a destra segna l’inizio della salita vera: l’avvio è deciso, poi l’ascesa si distende e diventa più regolare, permettendo di trovare cadenza e posizione fino alla Croce del Vento. Anche il nome non è casuale: la Croce del Vento è un punto di dorsale, un incrocio naturale tra strade e sentieri, collegato alla rete di percorsi storici della zona e al cosiddetto “Sentiero della Lana”, tracciato che richiama i collegamenti tradizionali tra contrade, collina e montagna.


Superata la Croce del Vento si continua ancora su asfalto, puntando verso località Carbonari. Qui il contesto cambia gradualmente: il fondovalle resta alle spalle e si entra in un ambiente con alternanza tra coltivi, radure e tratti di bosco. Anche il toponimo “Carbonari” si presta a una lettura interessante: su queste dorsali e, più in alto, in Lessinia, la produzione di carbone vegetale e l’attività dei carbonai sono state per lungo tempo parte della vita di montagna. È un dettaglio che aiuta a leggere i nomi delle località come tracce di un’economia di territorio, non come semplici cartelli lungo la strada.


Dopo la località Carbonari arriva il cambio di superficie: si imbocca lo sterrato e si sale in direzione Battaggi. Il fondo è compatto ed è il classico tratto da granfondo: scorrevole, sufficientemente largo, adatto a salire con continuità e a gestire i sorpassi senza creare imbottigliamenti. È il segmento in cui la salita consente di tenere un ritmo regolare prima di arrivare al passaggio più atteso di questa prima ascesa.


Ad un certo punto una curva secca a destra e, subito davanti, lo strappo della Ferrara. Qui la pendenza sale con decisione e tocca la punta massima indicata al 23,9%, concentrata in un tratto breve ma intenso. Nel complesso la salita misura 6,18 km e 449 metri di dislivello, con pendenza media 7,28%: un dato che racconta bene la sua natura, fatta di tratti regolari e di un finale più severo. Lo scollinamento coincide con il GPM Ferrara, il punto più alto del percorso, indicato a 781 metri. Da qui la traccia piega a sinistra e introduce il nuovo tratto inedito, aprendo la fase successiva del percorso.



 
 
 
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